LA STORIA DEL GUERIN MESCHINO

da Andrea da Barberino (1409)
e dalle leggende dei Monti Sibillini
di e con MARCO RENZI
musiche originali MARIO LAMBERTELLI
regia PAOLO DE SANTI

teatro d’attore con canzoni ed oggetti animati
adatto al pubblico adulto e dei ragazzi
età consigliata per rappresentazioni scolastiche dagli 8 ai 14 anni

La propria terra, il territorio, concetti che in un mondo globalizzato possono sembrare desueti e privi di senso, eppure ci sono storie che pur appartenendo ad un luogo preciso, riescono a far convivere località e universalità, parlando al cuore di tutti.
Per noi il territorio è quel verde miracolo collinare chiuso da un lato dal Mare Adriatico e dall’altro dai Monti Sibillini. Essere nati, vivere e lavorare in questo segmento di pianeta significa anche scoprirne la storia, le tradizioni, le leggende, significa appartenervi. Per gente che si occupa di teatro, quale noi siamo, è stato un piacere infilarsi in quel cassetto geografico e sognarlo. Una volta dentro abbiamo scoperto tesori inaspettati, raccolto esperienze, udito racconti e siamo usciti pieni di emozione, emozione da trasmettere e da condividere.
Il racconto delle scoperte è già teatro, ha significato, è autentica cultura.
Sotto il lenzuolo, in Guerin-Immaginequel plastico delle meraviglie, c’è un luogo di straordinaria ricchezza, un luogo che forse incanta più di ogni altro: i Monti Sibillini. Lassù vivono storie potenti, storie di viaggi, di asprezze, di ruscelli, di magia, storie di uomini create dagli uomini per uomini. Le trame di questi racconti sono stampate sui sentieri delle Montagna, camminare è leggere en leggendo viene il dubbio se sono stati i racconti a conformarsi alla Montagna o viceversa. La più importante delle leggende nate sulle nostre montagne è senza dubbio quella della reggia incantata nascosta nelle viscere del Monte Sibilla, reggia dove la bellissima e potente fata Sibilla fu rinchiusa per l’eternità insieme alla sua corte.
Un racconto nato su quella Montagna forse per il solo fatto di avere un buffo e roccioso rialzo (corona) sulla sommità del quale si apriva un ingresso ed una grotta, elementi che senza dubbio hanno stimolato la fantasia degli uomini che quelle valli hanno da sempre popolato.
Questo straordinario materiale ha attraversato secoli e secoli di umanità subendo le inevitabili trasformazioni dovute ai diversi climi religiosi succedutisi, portando tuttavia chiari i segni della prima stesura. Un materiale vagante che da padre in figlio ha riempito l’immaginazione di intere generazioni per fermarsi agli inizi del 1400 nell’opera letteraria di un cantastorie
toscano, tale Andrea da Barberino che ne fece luogo privilegiato del suo “GUERIN MESCHINO”. Andrea da Barberino, di professione cantastorie, girava l’Italia, si fermava nelle piazze dei paesi, adunava gente e raccontava il suo repertorio di avvincenti e mirabolanti avventure. Fu certamente in uno di questi giri che, capitato nel Piceno, sentì della Reggia incantata chiusa “nella gran montagna d’Apenione” e, citando ancora sue parole, “per questo mi son dilettato di cercar parecchie istorie ed ho avuto gran piacere di molte tra le quali questa mi piacque”.
Da allora grandissima è stata la diffusione del libro e innumerevoli le edizioni succedutesi, forseuno dei libri più longevi nella storia della letteratura italiana.
Siamo di fronte senza dubbio alla più importante tradizione leggendaria del Centro Italia ripresa com’è noto anche nella “grande letteratura”: a questi temi fa riferimento Ariosto creando la figura di Alcina nell’Orlando Furioso e soprattutto Wagner che trasportando tutto in Germania scrive il Thannauser.
Lo spettacolo segue le tracce del romanzo ed è realizzato secondo un’originale reinvenzione dell’arte dei cantastorie. Un attore racconta, rappresenta, canta ed evoca con l’ausilio di particolarissimi oggetti una storia appassionante. Lo fa alla maniera in cui forse lo avrebbe fatto nella città di Barberino quel tale Andrea che attorniano dalla gente recitava le prose del suo libro. Lo fa nel consapevole intento di riprendere un’antica e mai scomparsa arte, quella del narrare.
Fare questo spettacolo è ogni volta una grande emozione, è trovare un filo, è entrare in un luogo e sentire di esserci già stati, è raccontare una storia che ha emozionato i nostri padri, i nostri nonni e così via, è tutto così chiaro e al contempo così poco spiegabile.
Forse la vicenda del Cavaliere che gira il mondo alla ricerca delle proprie origini è una metafora che ci colpisce ancora.
Lavoro agile e duttile, si rivolge al pubblico di tutte le età e si presta ad essere rappresentato sia in spazi teatrali che in altre situazioni come chiostri, sale ecc.
Su una scena cosparsa di barattoli, ruote di bicicletta, marmitte, comignoli e ferri vecchi di ogni genere, il racconto diventa teatro, la parola fonte inesauribile di immagini e di emozioni, e con questi semplicissimi ingredienti ogni volta, senza che nessuno se ne accorga, vive la magia e l’incanto del teatro.

Lo spettacolo è ininterrottamente in repertorio dall’anno del debutto, Settembre 1989, ha raggiunto le 500 rappresentazioni in tutto il territorio nazionale t

Premio Padova 1989 come miglior spettacolo Teatro d’Attore
nell’ambito del “Festival Nazionale del Teatro per i Ragazzi” Città di Padova.


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