
Oltre la nebbia e sopra le nuvole, dove il profumo della vita torna a fiorire
Cosa accadrebbe se l'umanità fosse costretta a uno "sfratto esecutivo" dalla Terra? La Favola delle Nuvole e del Profumo mette in scena il più grande trasloco della storia: quello dell'intero genere umano che, per sfuggire a una nebbia densa e maleodorante, è costretto a rifugiarsi nel cielo, costruendo una nuova vita sospesa su miliardi di piattaforme sorrette da palloni.
Inserendosi nel solco dei grandi favolisti come Esopo, i Fratelli Grimm e Perrault, questa produzione di Proscenio Teatro non vuole essere un semplice racconto per l'infanzia, ma una favola moderna e necessaria. Lo spettacolo affronta il tema bruciante della sopravvivenza sul nostro pianeta evitando lo "stucchevole sermone" ecologista, preferendo invece la via della magia, dell'ottimismo e del gioco scenico.
L'intreccio, tratto dal romanzo "Tra le Nuvole" di Marco Renzi, segue l'incredibile viaggio di un uomo e una cicogna alla ricerca del "Punto Zero": il magico luogo da cui provengono tutti i nascituri. È un'avventura alle origini della vita, un tentativo stralunato e poetico di dar corso a un'umanità diversa, capace di anteporre il rispetto per la Terra alla brama di possesso.
L'allestimento sceglie di intrecciare diversi linguaggi performativi per coinvolgere un pubblico trasversale, dai bambini ai nonni: l'interazione tra attori in carne ed ossa e pupazzi crea un universo visivo capace di rendere concreta l'astrazione di un mondo fluttuante tra le nuvole. Invece di mostrare "il mostro della spazzatura", la messinscena punta sull'evocazione di un mondo parallelo fatto di regole illogiche e abitudini sospese, dove la salvaguardia del pianeta diventa un bene assoluto e primario.
Il fulcro drammaturgico risiede nel potente elisir a base di fiori che i protagonisti spruzzano sull'umanità del futuro: un antidoto alla violenza e all'arroganza, per far crescere generazioni che amino un prato dove correre più di un gioiello luccicante.
La risoluzione dello spettacolo non è un pianto su ciò che è perduto, ma una festa della speranza. È un invito a considerare la fantasia come lo strumento principale per raddrizzare il nostro "piccolo pianeta storto", ricordandoci che un mondo senza storie e senza rispetto per la natura non sarebbe un mondo in cui valga la pena camminare.

