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Quando il cielo non sceglie: un viaggio corale divinamente ironico tra sacro, profano e martiri moderni.
Adriano Pulce - Chi ha paura del Messia? è uno spettacolo teatrale in cui il divino e l'umano si incontrano e si scontrano, si oppongono e si specchiano. L'Arcangelo Gabriele ha una celestiale aiutante: Clarissa, la matrona romana divenuta profetessa cristiana e poi uccisa dalle bestie del Colosseo per il pubblico ludibrio. Gabriele la tiene vicina a sé da duemila anni, un po' per affezione e un po' perché il suo punto di vista squisitamente umano fa da contrappeso al suo angelico distacco. Gabriele non guarda e non ascolta il mondo. Pianifica strategie e ne verifica gli esiti. Nel mezzo c'è Clarissa: è lei che scende al 'piano di sotto' e, per così dire, si sporca le mani.
Dall'alto arriva l'ordine: serve un Messia. Un altro. 'Solo che stavolta' - annuncia l'Arcangelo - 'scegliamo a caso'. È stanco di vedere uomini e donne di nobile indole e cuore generoso, da lui accuratamente selezionati, finire sempre per non essere capiti o peggio per essere perseguitati e uccisi. Se così dev'essere, malgrado le perplessità di Clarissa, lasceranno operare il caso.
La vicenda giustappone quattro punti di vista unici. C'è il celestiale distacco dell'Arcangelo Gabriele, troppo lontano dalle vicende umane per farsene coinvolgere oltre la pianificazione e i risultati delle sue strategie. C'è Clarissa la Matrona Profetessa, nata umana e ascesa a entità semi-divina, vero e proprio ponte tra due mondi. Clarissa empatizza con l'uomo ma ha le mani legate da regole - prima fra tutte il libero arbitrio - che non le permettono di interferire con l'andamento della storia.
C'è Massimo, massimamente capace di sentire ed empatizzare col dolore altrui, un concentrato di altissimi afflati di umanità e per questo rifiutato da tutti. È un martire moderno: non viene gettato tra i leoni del colosseo ma buttato fuori da ogni porta, il suo potere curativo neutralizzato dagli anticorpi della società contemporanea (che di essere curata non ne vuol proprio sapere).
E infine c'è Adriano, uomo normale con problemi normali, portatore sano di umanissimo egoismo e per questo perfettamente integrato. Forse ha le spalle troppo piccole per certe sacre responsabilità ma, se le avesse abbastanza larghe, le accetterebbe? Non ci è dato sapere.
Due facce del divino e due facce dell'umano a confronto, un collage di personalità in cui il pubblico non potrà far altro che specchiarsi, sentendosi in parte Gabriele e in parte Clarissa, Massimo e Adriano.
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