
Un pellegrinaggio tragicomico tra la modernità del mito e le imperfezioni dell'animo umano
Troilo e Cressida, opera fra le meno rappresentate di Shakespeare, costituisce una sorta di unicum nella produzione del bardo: ne dramma, ne commedia, eppure comico fin quasi a sfiorare la parodia e drammatico al punto da culminare nella tragedia.
Una storia che parla di amore e di guerra, di Eros e di Thanatos, di come le pulsioni piu antiche e profonde dell'animo umano siano sempre le stesse, forze potenti e in grado di generare, con le loro derive, mostri tanto terribili e orrorifici, quanto ridicoli e grotteschi.
Troilo e Cressida sono anche, in qualche modo, i veri protagonisti di una chicca letteraria, "Il Cavallo di Troia", romanzo del 1938 scritto dall'autore statunitense Christopher Morley e tradotto nel '41 da Cesare Pavese.
Un testo, esilarante ma delicatissimo, che parla della guerra di Troia vista e raccontata da un americano, a meta tra romanzo e sceneggiatura cinematografica.
Una versione moderna del mito dove gli scontri tra eserciti vengono analizzati come partite di football e Radio Ilio diffonde notiziari e bollettini, ma anche l'ultimo singolo di successo dei "Myrmidon Boys".
Da questo strano incontro, gia evocato ed auspicato dallo stesso Pavese nelle sua prefazione al testo di Morley, nasce il nostro Troilo e Cressida, un pellegrinaggio tragicomico tra la modernita del mito e le magnifiche, orribili imperfezioni dell'animo umano.

